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Altare Rupestre di Santo Stefano, Oschiri

dettaglio nicchie dell'altare nuragico

Altare Rupestre di Santo Stefano, località Santo Stefano, Oschiri

L’Altare Rupestre di Santo Stefano è un monolite granitico riccamente scavato, in un posto intriso di Storia e di Sacralità, un unicum in Sardegna e forse nel mondo.

La nostra visita è iniziata da una foto vista per caso sul web, una pietra enorme con tante nicchie, quasi un’astronave precipitata della quale si riconoscono chiaramente gli oblò.

Il sito è poco fuori dal centro abitato di Oschiri (paese che conosco fin da piccolo per via delle panadas, piatto tipico locale, ma questa è un’altra storia). Abbiamo trovato un cancello chiuso e nessun cartello, ma San Google ci ha aiutato.

A sinistra del cancello (in coda all’articolo le indicazioni) c’è un piccolo varco, altrimenti si scavalca il muretto a secco e si prosegue sulla strada costeggiata dai due muri a secco. Alla fine di questa c’è uno slargo con un cartello che da informazioni sugli ipogei della zona. Alla fine dello slargo alcuni gradini ed un cartello artigianale che recita: “Chiesa Santo Stefano (AD1504)”.

L’Altare rupestre di Santo Stefano (Nuragico?)

Superata la scalinata, lo stupore, altrimenti non si può descrivere cosa ci si para davanti. Una pietra enorme, un monoblocco di granito largo una quindicina di metri e alto circa tre. Su di esso una ventina di nicchie di varie forme, scavate nella roccia. Quadrati, cerchi, triangoli, semicerchi, alcuni decorati con motivi a croce, cornici quadrate o ancora contornati con tante coppelle circolari.

Attaccata alla roccia una quercia ombreggia il sito, tutto intorno altre figure scavate nella roccia: tre “televisori”; due triangoli vicini ad un “bancone”; un rettangolo contornato di coppelle e poi un complicato disegno che ci ha colpito tanto. Un cerchio, circondato da 12 piccoli cerchi più piccoli più uno. Il tredicesimo cerchio punta a nord, praticamente una rosa dei venti o una meridiana incisa nel granito.

Per ora nessuno sa con precisione a quando risalgano le incisioni. Dalle informazioni che abbiamo trovato non c’è chiarezza per mancanza di scavi specifici nell’area dell’Altare Rupestre di Santo Stefano, gli scavi nelle necropoli ipogeiche nelle vicinanze le datano attorno dal 3000 a.C. quindi epoca nuragica.

È probabile che anche l’altare e le altre incisioni, almeno alcune, risalgano appunto ai nuragici. Altre come le croci disegnate sopra le nicchie risalgono probabilmente al periodo di presenza dei bizantini in Sardegna, i quali erano soliti occupare i luoghi sacri precedenti e sostituirne i simboli.

Aldilà di tutto ciò il posto trasuda sacralità in ogni sasso. Abbiamo effettuato la visita in una data vicina al solstizio d’inverno, la gita si è conclusa osservando un cerchio formato da un raggio di sole che entrava in una piccola grotta, forse una domus de janas, da una fessura sul soffitto.

La chiesa e gli ipogei

Alle spalle dell’Altare Rupestre c’è una collinetta piena di rocce e grotticelle, che si fa fatica a capire se siano naturali o artificiali. Poco oltre degli ipogei, indicano che il luogo è stato dedicato ai riti di sepoltura sin da migliaia di anni fa. Se avete il tempo consigliamo una visita anche a questi.

Davanti all’altare c’è la chiesa rupestre di Santo Stefano, probabilmente nata su edifici precedenti. Noi l’abbiamo trovata chiusa, pare che all’interno un betilo nuragico sia stato riutilizzato come acquasantiera. Sopra le due porte sono presenti due teste scolpite, anche queste prelevate da edifici precedenti, rappresentano la dea fenicia Astarte. L’architrave della porta laterale ha delle incisioni con dei simboli che ad oggi risultano indecifrabili.

P.S. Fortemente raccomandata anche una sosta in uno dei pastifici del centro di Oschiri per assaggiare le Panadas, involtini di pasta sfoglia ripieni e cotti al forno. Le vendono sia pronte che da cuocere, da provare quelle al maiale e quelle a base di patate e carciofi.

Come arrivare

Mezzi pubblici: il sito è raggiungibile dai mezzi pubblici. Oschiri è collegata alla ferrovia lungo la linea Sassari-Chilivani-Olbia, dalla stazione all’Altare Rupestre di Santo Stefano si può fare una passeggiata di circa mezz’ora.
Auto: Oschiri si raggiunge facilmente prendendo l’omonima uscita della SS729 Sassari-Olbia, e si procede verso il centro abitato.
Bicicletta: come in auto. In alternativa si può raggiungere Oschiri in treno e da li procedere in bici (10 minuti circa).

Una volta dentro il centro abitato e provenendo dalla Sassari-Olbia, la strada principale (Via Roma) ad un certo punto si divide in 3. Prendete a sinistra imboccando via Cavour e quindi ancora a sinistra via Nuoro. Da questo punto seguite i cartelli fino all’uscita del paese, vi troverete in via Monte Acuto, quando questa si divide in due tenete la destra, ancora 850 metri e siete arrivati, si entra da un cancello sulla destra.

Il cancello è spesso chiuso, si può passare dallo stretto varco a sinistra oppure scavalcare il basso muretto a secco, sempre sul lato sinistro. Quindi si procede a piedi per circa 300 metri, rimanendo sulla strada tra i due muretti a secco. Arrivati alla fine c’è uno slargo, un cartello con qualche informazione storico-archeologica, prendete i gradini verso la chiesa, l’altare è lì davanti. La zona è utilizzata come pascolo, quindi vale sempre la raccomandazione di chiudere eventuali cancelli se li doveste aprire per passare.

Servizi

  • parcheggio gratuito
  • mezzi pubblici

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